L’antisemitismo on line
...Soltanto nella libertà di dialogare il mondo appare quello di cui si parla, nella sua obiettività visibile da ogni lato.
Vivere in un mondo reale e parlarne insieme agli altri sono in fondo una cosa sola, e ai Greci la vita privata appariva
“idiota” perché le era negata quella pluralità del discorrere di qualcosa, e con essa l’esperienza della realtà del mondo…
Hannah Arendt - Che cos’è la Poltica? -
Internet è sempre più l’ ’Αγορά (agorà) moderna, spazio senza confine in cui punti di vista diversi si incontrano, si scambiano, cercano insieme la verità. L’assenza di limiti spazio-temporali, la trans nazionalità della rete, la libertà di cui godono gli utenti favoriscono la circolazione di informazioni di ogni tipo. La divulgazione delle quali sfugge a quel vaglio editoriale a cui sono sottoposte tutte le altre informazioni veicolate attraverso i mass media tradizionali.
Del resto nessun controllo preventivo è tollerato dagli user della rete, su quanto da essi affermato, né sarebbe tecnicamente possibile attuarlo. In tale quadro di assoluta libertà di espressione e di anarchia nello spazio digitale - grandezza e limite di questo frutto dell’ingegno umano – chiunque si sente in diritto, talvolta con la complicità dell’anonimato, di esprimere al mondo intero il proprio pensiero, i propri gusti, le proprie inclinazioni, anche quando, si fa portavoce di menzogne, di pregiudizi e di falsi storici. Ed è così che la mancanza di garanzia dell’autenticità e della veridicità storica delle notizie diffuse in rete, torna utile a chi alimenta pensieri di natura razzista ed intende inoculare il veleno dell’odio contro l’altro, ed in particolare contro gli ebrei.
L’antisemitismo, ritenuto nei Paesi democratici, inaccettabile e non rientrante -come evidenzia icasticamente Jean Paul Sartre - “nella categoria dei pensieri protetti dal diritto di libera opinione”, trova gli spazi giusti per potersi ripresentare e diffondere, giustificando odio e violenza nei confronti degli ebrei con luoghi comuni e falsi presupposti storici.
Le potenzialità e la pervasività di Internet rendono l’antisemitismo on line un’emergenza di tipo culturale, politico e sociale, da contrastare in modo deciso e con tutti i mezzi possibili.
EVOLUZIONE DI INTERNET DAL WEB 1.0 AL 2.0
Il web 1.0
Prima dell’avvento di Internet, l’antisemitismo, espressione estrema del pensiero razzista, era relegato a pubblicazioni di nicchia, con potenzialità limitate di diffusione ed influenza sull’opinione pubblica mondiale. Con il world wide web di prima generazione, il cosiddetto web 1.0 si assiste all’introduzione di siti web antisemiti, realizzati da organizzazioni religiose o politiche antagoniste del popolo ebraico o dello Stato di Israele, dai quali chi si collega può attingere informazioni, immagini, video,orientati in tal senso, ma non può modificarne i contenuti. Detti siti ripropongono tutti gli aspetti storici
dell’antisemitismo che vanno da quelli a carattere religioso - espressione dell’integralismo cattolico o islamico o del paganesimo - a quelli culturali, razzisti e negazionisti dell’Olocausto, fino a quelli politici ed antisionisti. La maggior parte di questi siti si presenta in versione politica anti-sionista, giustificando l’odio verso gli ebrei in ragione della politica israeliana, ritenuta imperialista da costoro.
In tal caso, l’antisemitismo è una conseguenza di opinioni politiche, di estremismi di destra e di sinistra, basati su stereotipi antiebraici derivanti da interpretazioni storiche di parte.
A sostegno delle tesi antisioniste, sono rispolverati falsi documenti storici come “I protocolli dei Savi di Sion”, il famoso documento risalente alla metà dell’ottocento, nel quale si proverebbe l’esistenza di una ‘cospirazione ebraica’, volta ad ottenere il dominio assoluto del mondo. In virtù di tali presupposti, l’obiettivo primario è l’abbattimento dello Stato di Israele, in una logica antisionista che ha comunque un substrato antisemita.
L’antisemitismo più radicale e fautore del revisionismo storico dell’Olocausto, è sostenuto soprattutto dai gruppi di estrema destra che ne fanno una questione di intolleranza della razza ebraica tout court. Una panoramica di questi siti web, antisionisti, antisemiti e negazionisti, che abbraccia alcuni tra i Paesi più importanti nel mondo, è stata realizzata da INACH (International Network Against Cyber Hate) e presentata alla “Conference on Antisemitism”, organizzata dall’OSCE, il 28-29 aprile 2004, a Berlino
Il Web 2.0
Il 2004 rappresenta lo spartiacque tra il web 1.0 ed il 2.0, ossia il passaggio dai siti web ai social network. A quella data si può ricondurre l’ origine di Facebook, ad opera di Mark Zuckerberg. Con il web 2.0 si passa da un sistema statico dei siti, in cui l’utente può soltanto navigare tra le pagine, scambiare email o utilizzare i motori di ricerca, ad un sistema dinamico con applicazioni che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente. Si sviluppa l’azione autonoma degli user della rete che liberamente interagiscono tra loro, trasformandosi, in un continuo gioco delle parti, da utilizzatori in produttori d’informazioni. Un fenomeno dirompente che si manifesta con blog, forum, gruppi di opinione, immagini e video diffusi attraverso You Tube, Facebook, MySpace Twitter, Wordpress ed altri ancora.
Fa il suo ingresso anche la tecnologia wiki (wiki in hawaiano significa veloce) che permette anche all’utente più sprovveduto in fatto di programmazione, di ricercare informazioni e contestualmente di aggiornarle.
L’esempio più calzante in tal senso è Wikipedia, un’enciclopedia on line che tratta di svariati argomenti, in 250 lingue differenti, con 512.401 utenti registrati, di cui, solo negli ultimi 30 giorni, 8.663 hanno effettuato modifiche, per migliorare la qualità delle informazioni fornite.
Chiunque, anche se non registrato, può partecipare alla definizione di una voce dell’enciclopedia, per affinarne i contenuti, in un processo evolutivo collettivo. Questo meccanismo ha permesso a Wikipedia di raggiungere, in poco tempo, un alto grado di attendibilità, dovuto alla verifica costante e dinamica operata dagli stessi utilizzatori.
La tecnologia wiki, testé decritta viene, però impiegata anche in altri portali. Accanto a Wikipedia che, come si è visto, nasce con le più nobili intenzioni, si sviluppa ad esempio, “Nonciclopedia”, una finta enciclopedia, nata con l’intento ‘di ridicolizzare Wikipedia - da loro definita - la sorella sgorbia.
Essa ha, pertanto, la pretesa di trattare gli stessi argomenti, ma in maniera beffarda e canzonatoria. In nome di tale libertà e sotto la veste del sarcasmo, si cerca far apparire comici dei contenuti chiaramente antisemiti. Richiamandosi a “Nonciclopedia”sono, altresì, nati dei gruppi su Facebook che deridono il 27 gennaio – “Giornata della Memoria”, contrapponendovi una ridicola giornata della “memoria delle SS - giornata della memoria crukka’’ la cui celebrazione sarebbe prevista per il 28 gennaio. E’ doveroso sottolineare che tutte le voci sono corredate di fotografie, di didascalie, di barzellette, tutte volte a ridicolizzare la storia ebraica.
Purtroppo gli esempi or ora menzionati, non sono i soli casi presenti in rete di contenuti offensivi nei confronti degli ebrei. Di sicuro, i social network come Facebook ed i portali come You Tube sono gli strumenti più utilizzati per veicolare questo genere di informazione, ma non si sottraggono all’appello anche i blog ed i forum presenti su alcuni siti.
Consistente è la lista di gruppi, che si auto costituiscono nei social network, manifestanti odio nei confronti degli ebrei.
Ne sono un esempio Boycott Israel, We hate Israel o Fuck Israel che conta oltre 14.611 membri, a fronte della versione italiana che ne conta 1.427. Svariati sono anche i video diffusi su You Tube, con finalità analoghe.
La gran parte dei video antisemiti ripropone scene di guerra arabo-israeliana, nelle quali vengono evidenziate alcune
azioni di particolare violenza, commesse dai soldati israeliani. Accanto a tali video esiste anche un fiorire di video propriamente antisemiti.
Purtroppo taluni cliccati con una frequenza degna di nota: ad esempio, 22.068 visualizzazioni conta il filmato della
canzone ‘Azzurro’, rivisitata in chiave antisemita dal gruppo musicale italiano di ispirazione neonazista ‘99Fosse’ (in un’intenzionale omonimia parodistica del gruppo ’99 Posse,’ noto gruppo musicale dell’antagonismo di sinistra.
E’ pur vero che negli stessi social network si formano anche molti gruppi di opinione a favore degli ebrei, che si oppongono ferocemente all’antisemitismo, come ad esempio, Remove anti semitic and anti Israel groups from facebook.
Detti gruppi di opinione, presenti in rete che si contrappongono all’antisemitismo, trovano sostegno in organizzazioni come Jidf - Jewish Internet Defense Force - www.thejidf.org
La Jidf è un’organizzazione israeliana costituita ad hoc per combattere con ogni mezzo possibile, tutte le iniziative
antisemite ed antisioniste in rete. Anche altre associazioni di antica tradizione storica effettuano un attività di denuncia e segnalazione di tutti i fatti di antisemitismo riscontrati, non soltanto on line, ma anche nella vita reale. Si tratta,ad esempio, di Simon Wiesenthal Center con sede in Austria www.wiesenthal.com , della francese L.I.C.R.A. (Lega internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo) www.licra.org , dell’"Osservatorio Antisemitismo" www.osservatorioantisemitismo.it all’interno del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) con sede a Milano e molte altre ancora.
L’ATTIVITA' DELLA POLIZIA
La Polizia di Stato, è costantemente impegnata in attività di monitoraggio e di contrasto al fenomeno dell’odio razziale
in tutte le sue manifestazioni ed in tutti i luoghi.
Attività di monitoraggio on line
Per quanto riguarda Internet, la Polizia di Stato, attraverso la Polizia delle Comunicazioni e le Digos, svolge attività di
monitoraggio della rete e di contrasto di tutti i crimini a sfondo razziale o xenofobo. Lo scopo del monitoraggio di Internet è di individuare i contenuti di eventuale rilevanza penale, all’interno degli spazi e dei servizi di comunicazione on line, con particolare riferimento a quelli riconducibili ad ambienti politicamente caratterizzati, ai centri sociali, ovvero alle organizzazioni ideologicamente orientate verso la discriminazione razziale, la xenofobia ed altre forme di intolleranza e violenta contrapposizione.
In particolare nel corso del 2008 sono stati rilevati 836 siti dai contenuti razzisti, incrementati a1172 nel 2009, con un
trend crescente, pari circa al 40% l’anno. Non sono disponibili i dati disaggregati relativi a siti esclusivamente antisemiti, perché spesso gli ebrei sono accomunati, soprattutto negli spazi web di ispirazione nazifascista, ad altre categorie sociali o razze, come gente di etnia rom, di colore, islamici e minoranze etniche di qualunque origine.
U.N.A.R.
Nell’effettuare il monitoraggio, il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni si avvale altresì, delle segnalazioni
provenienti dall’U.N.A.R. – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, istituito presso ilDipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri www.unar.it
Comunità Ebraica
E’ evidente che tale attività è svolta anche in sinergia con associazioni antirazziste, tra cui anche la Comunità ebraica
di tutte le principali città italiane www.ucei.it , ed in particolare quella romana www.romacer.org che segnala
periodicamente spazi web, disseminati nei social network, nei blog, nei forum, riconducibili alle fenomenologie discriminatorie, sui quali vengono, poi, svolti gli opportuni accertamenti per la successiva, eventuale comunicazione di
notizia di reato all’Autorità giudiziaria (si allega un elenco di siti segnalati di recente agli inquirenti proprio dalla Comunità Ebraica di Roma
Attività di contrasto della Polizia di Stato (Digos – Polizia delle Comunicazioni)
Per quanto riguarda gli aspetti giuridici di questo particolare fenomeno criminale, sotto il profilo della repressione penale, occorre premettere che nell’ordinamento italiano non esiste una norma specifica destinata a sanzionare condotte antisemite per il mondo on line.
In Italia la legge di riferimento per quanto concerne la discriminazione, l’odio, la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche attraverso i mezzi di comunicazione, è la c.d. legge Mancino (D.L. 26 aprile 1993, n. 122, recante: "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa", convertito in legge, 25 giugno 1993, n. 205) In particolare, all’art.1 la legge dispone che “… è punito con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa
fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi…”.È invece “… punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi…”.
Non essendo specificato con quali modalità si possano realizzare le condotte criminali sanzionate, si presuppone un’estensione della norma anche ad Internet. Del resto, essendo la legge antecedente alla nascita di Internet, non prevede specifici comportamenti penalmente rilevanti in materia di razzismo e xenofobia, commessi con l’ausilio di mezzi informatici.
Alcuni esempi di operazioni di Polizia: Holywar
In materia di antisemitismo on line, si riportano di seguito alcune delle operazioni più significative svolte dalla Polizia.
Circa un anno e mezzo fa, il Presidente della Comunità Ebraica di Roma (dott. Pacifici) ha depositato presso la Polizia delle Comunicazioni una denuncia-querela, nella quale sono stati evidenziati una serie di siti e spazi web contenenti propaganda antisemita ed antisionistaMolti dei suddetti spazi ripropongono documenti, riguardanti le teorie ‘revisioniste’ dell’Olocausto, di cui una gran parte ospitata su server collocati all’estero, in Paesi ove sostenere pubblicamente tesi “negazioniste” non costituisce reato, come del resto accade anche in Italia. Tuttavia sono state inoltrate alla Procura della Repubblica di Roma più informative nelle quali sono stati evidenziati gli aspetti palesemente antisemiti di alcuni dei siti segnalati, ed in particolare del sito: www.holywar.org . Detto sito a carattere internazionale, che risiede su un
server collocato negli Stati Uniti, noto per la spiccata avversione verso la razza ebraica, è stato denunciato all’A.G. competente che si è riservata di valutare se procedere con rogatoria internazionale negli USA.
In tale Paese, infatti, sono restii a perseguire penalmente comportamenti di tale natura, considerati afferenti alla libertà di opinione, perché nel bilanciamento di interessi tra libertà di manifestazione del pensiero ed interesse di giustizia, prevale il primo. Sarebbe, quindi, inutile avviare una procedura di assistenza giudiziaria internazionale, quando non vi è speranza di poterla ottenere.
Il presupposto per la repressione di tali reati, da parte della competente Autorità giudiziaria italiana, può avvenire nel
pieno rispetto dei principi generali di giurisdizione e, soprattutto di quello della “doppia incriminazione” che è alla base della possibilità di accedere alla mutua assistenza giudiziaria internazionale. In assenza di tali basi procedurali, ci si limita alla segnalazione delle fattispecie alle collaterali autorità straniere, perché promuovano le iniziative del caso.
Altri esempi di operazioni di Polizia:i video dei ’99 Fosse’ diffusi su YouTube
A fine 2007, la Polizia riceve una denuncia con cui si porta a conoscenza che sul sito www.stormfront.org, operante su
server statunitensi, sono stati pubblicati testi di alcuni noti brani musicali modificati, in modo offensivo nei confronti
della comunità ebraica. Tra questi emerge un album, intitolato ‘Zyclon B’(nome dell’acido cianidrico utilizzato come agente tossico nelle camere a gas di alcuni campi di concentramento), pubblicato proprio dal noto gruppo’99 Fosse’.
Fanno seguito accertamenti per rintracciare i responsabili della diffusione di tali contenuti on line. I colpevoli, vengono
individuati in due giovani di Teramo, trovati in possesso di una documentazione pubblicistica riferita a tematiche proprie di estrema destra. A fine del 2008 sono nuovamente segnalati su You Tube dei filmati del gruppo musicale in questione.
Questa volta le canzoni sono postate da un utente identificato con il nickname di Karl Gebhardt (famoso medico di H.Himmler e responsabile dell’effettuazione di pseudo esperimenti medici sugli internati nei campi di concentramento).
Gli inquirenti hanno rintracciato il responsabile dell’immissione on line in un giovane residente nella provincia di Enna. Ovviamente i contenuti sono stati rimossi dalla rete. Eppure, a dimostrazione della pervasività del mezzo, attualmente sono nuovamente presenti, su You Tube, video del gruppo in questione. Su cui sono attualmente in corso indagini.
Il sito www.thuletoscana.com ed altri ancora…
Un caso dall’esito diverso è quello del sito www.thuletoscana.com , ospitato su un server con sede in Italia, propagandista di articoli e di teorie revisioniste dell’Olocausto con chiare affermazioni fondate sull’odio razziale ed etnico.
Al termine dell’indagine il responsabile, noto con il nickname di “Erwin” è stato denunciato ed il sito oscurato. E’ stato,altresì, individuato il compilatore di una blacklist di 162 docenti universitari italiani di religione ebraica, accusati “di fare lobby a favore dei sionisti” e scherniti con frasi diffamatorie. La lista pubblicata, nei primi mesi del 2008, all’interno del sito www.ilcannocchiale.it è stata rimossa ed il responsabile - un giovane residente nella provincia di Rieti è stato denunciato dall’A.G.
CONCLUSIONI
Dai casi summenzionati e da altri indicati nel box a latere è emerso chiaramente quali siano i limiti nel contrasto al fenomeno dell’antisemitismo on line e più in generale degli atti di razzismo e xenofobia commessi con le stesse modalità. In sintesi, sono stati riscontrati problemi di armonizzazione delle leggi in materia vigenti nei vari Stati e di collaborazione internazionale sia giudiziaria che di polizia.
Per ovviare a questo stato di cose, il Consiglio d’Europa, successivamente all’adozione della Convenzione di Budapest in materia di cyber crime, sottoscritta dall’Italia nel 2001 e ratificata con legge 48/2008 – ha adottato il “Protocollo addizionale alla Convenzione sulla criminalità informatica, relativo all'incriminazione di atti di natura razzista e xenofobica commessi a mezzo di sistemi informatici”. STCE n°189.
Il Protocollo, aperto alla firma nel gennaio 2003, è stato sottoscritto, alla data odierna, da 34 paesi, di cui 17 hanno proceduto alla successiva ratifica, mentre l’Italia, come si evince dal sito del Consiglio d’Europa, non ha né sottoscritto, né ratificato il Protocollo. In detto Protocollo sono peraltro sanzionate le condotte volte a negare, minimizzare o ad approvare o giustificare il genocidio o i crimini contro l’umanità tra cui potrebbe rientrare anche il negazionismo dell’Olocausto. Il negazionismo è quella corrente di pensiero che non si limita, come avviene nel revisionismo storico propriamente detto, al ridimensionamento o al rifiuto dell’unicità della Shoah, ma arriva a negare la stessa realtà del genocidio ebraico.
Mentre in alcuni Paesi la negazione dell’Olocausto è già sanzionata penalmente: Austria, Francia, Germania e Belgio, in altri - Israele, Portogallo e Spagna - è punita la negazione di qualsiasi genocidio. Norme antinegazioniste sono state introdotte anche nella legislazione dei seguenti Stati: Nuova Zelanda, Svezia, Australia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Polonia e Romania. In genere è prevista come pena la reclusione, che in alcuni Paesi può arrivare fino a dieci anni. In Italia questo genere di affermazioni, in assenza di norme che le vietino espressamente, può essere confutato soltanto, nell’ambito di un contraddittorio culturale e politico.
Per quanto concerne, invece, la repressione di quelli che per la nostra legislazione sono reati, vi sono limiti legati alla giurisdizione territoriale, ma ci sono anche limiti di natura tecnica. Si può procedere all’oscuramento di un sito, ubicato su un server italiano, i cui contenuti sono reato, come nel caso dell’istigazione a delinquere, ma si può altrettanto agevolmente procedere all’oscuramento delle pagine di un social network, ospitato su server all’estero? Da più parti è stato auspicato che per i contenuti a carattere razzista, xenofobo, o di istigazione a delinquere, si potessero adottare le stesse misure previste per i siti a carattere pedofilo. Viene, infatti, interdetto agli utenti del nostro Paese, da parte dei provider italiani, su indicazione della Polizia, di raggiungere tali siti collocati su server all’estero. Se questa soluzione è valida per i siti statici, vi sono forti dubbi sulla reale fattibilità tecnica dell’oscuramento parziale di un social network.
Questo perché “le architetture tecnologiche” , afferenti al mondo del web 2.0 sono completamente diverse da quelle dei siti web di prima generazione, per i quali certe operazioni di intervento, per così dire, “chirurgico” sono possibili.
Per giungere quindi alla chiusura di una pagina di un social network contenente, ad esempio, un gruppo ritenuto responsabile dalle autorità del nostro paese, di istigazione a delinquere, in caso di mancata collaborazione del content
provider estero, sarebbe necessario oscurare tutto il social network.
E’ chiaro che sono sorte molte perplessità politiche sull’opportunità di scelte così drastiche. L’attuale Ministro dell’Interno, facendosi carico di queste perplessità, ha scelto la via della “cooperazione”, invitando i responsabili dei social network (come Facebook) e le principali società leader nel settore (in particolare Microsoft, Google, Apple), le compagnie telefoniche (Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb, “la 3”) gli ISP italiani e degli altri Ministeri interessati, intorno ad un tavolo comune, con l’obiettivo di giungere all’adozione, da parte degli interessati, di un codice di autodisciplina.
A cura di Domenico Vulpiani
Dirigente Generale della PS
Coordinatore delle attività per la Sicurezza Informatica e per la Protezione delle Infrastrutture Critiche.