Lo spam made in China

27/06/2012

Nel corso dell’ultimo mese di primavera, la percentuale di spam nel traffico mail è diminuito ulteriormente: la quota è scesa del 3,4% e ha toccato il suo punto più basso dall’inizio dell’anno: 73,8%. Nonostante ciò, gli utenti si trovano comunque a dover affrontare problemi dovuti ad allegati nocivi e truffe.

Negli ultimi mesi, le mail di spam contenevano messaggi che offrivano la possibilità di collaborare con produttori di merci varie provenienti dalla Cina o con persone disposte a rivendere le merci cinesi. Queste mail di solito contenevano un breve testo che prometteva un alto profitto proveniente dalla vendita di prodotti non ben definiti quali “oggetti in plastica” o “tessuti” (nel mese di maggio, per esempio, venivano inviati una serie di messaggi provenienti da un “produttore di calze”).

Possiamo dire  con sicurezza che queste e-mail inviate da "produttori cinesi" o "fornitori" fanno parte di una nuova tipologia di frode basata sullo spam "nigeriano": i truffatori sfruttano il grande interesse degli investitori nei confronti del mercato cinese. Il target è costituito da uomini d'affari in cerca di contatti con produttori cinesi.
 
I social network sono stati superati dalle istituzioni finanziarie nella popolarità tra i phisher.  Nonostante questo, circa il 20% di tutti gli attacchi di phishing erano diretti agli utenti di Facebook. Questo sottolinea il fatto che Facebook rimane uno degli obiettivi principali dei cyber criminali, mentre il loro interesse verso altri siti di social networking è in calo.
Nel mese di maggio è anche aumentata la percentuale di attacchi di phishing nei confronti del gioco online e dei social network.